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E secondo voi lo sfigato poteva mettere un titolo un po meno "sfigato" ad una suo racconto?
Racconto... un ignobile plagio di kafka, Poe e pure Cronenberg, da cui mi aspetto azioni legali a mio carico.
Ma lo sfigato è pure vanesio ed esibizionista, quindi un'azione legale di portata planetaria è il massimo a cui può aspirare e poi chissà, un editore senza scrupoli potrebbe anche intravedere la possibilità di fare un po di soldi.
Entrai per la prima volta in quella casa in una bella mattina di novembre, ero a Bologna da pochi giorni, già in ritardo, come al solito; come al solito avevo già perso il mio treno, ne ero sicuro.
Carico di bagagli e di questa dolorosa certezza mi apprestai a suonare il campanello
“Si?”
“Sono K. Il nuovo coinquilino”
Mi aprì un ragazzo sui 25 anni, alto e massiccio, scuro di pelle e di occhi; mi risultò istintivamente simpatico, nonostante i suoi modi bruschi. Con poche parole mi indicò la mia stanza e mi guidò nel giro della casa, credo che in questo momento sia del tutto inutile soffermarmi sulla descrizione.
Infine arrivammo nella stanza della mia perdizione, se in quel momento mi fossi trovato in un qualsiasi altro punto del globo terracqueo, la mia vita sarebbe continuata insignificante, com’era stata nei precedenti 20 anni, invece di trasformarsi in quell’incubo angosciante che è stata nei pochi giorni che ricordo in questo momento; più degni di un eroe tragico e romantico che di una nullità come me.
Entrato, me la trovai di fronte, immediatamente occupò l’intera stanza, come un ragno famelico occupa tutta la sua ragnatela, tutto li dentro trasudava di morte, si di morte, della mia morte;
il pallore etereo del suo viso risplendeva di luce smorta, la pelle sottilissima e delicata sembrava già consunta una volta dai vermi, i lunghi capelli neri, benché bellissimi ricordavano le serpi di Medusa; altrettanto diabolicamente seducenti erano gli occhi, occhi neri , occhi di un nero notte, notte di orrore.
Questi occhi mi scrutarono per un po’. Poi movendo il flessuoso corpo, che già mi provocavano fremiti di una febbre fredda, mi si avvicinò tendendomi una mano, che solo anelavo di baciare, invece, come al solito, mi limitai a stringerla mollemente; lei disse una sola parola
“Berenice”
Nel farlo scoprì, dalla piccola bocca sottile e voluttuosa i denti; Dio! I denti! Piccolissimi e bellissimi, di un candore inimmaginabile, ma allo stesso tempo terrificanti.
Un misto di desiderio, terrore e curiosità mi rese ancora più timido ed imbranato e non riuscii che a biascicare incomprensibili borborismi.
Rimanemmo uno di fronte all’altra per alcuni istanti che mi parvero millenni interi, poi lei, senza dire altro si voltò e tornò a stendersi sul letto, scoprendo le belle gambe; mi guardava, ma in realtà non mi vedeva, fissava il quadro alle mie spalle, io mi girai, conscio più che mai, grazie a quell’incontro, della mia nullità ed uscii.
Mentre richiudevo la porta alle mie spalle, la sentii rivolgersi al coinquilino, ma riuscii a distinguere solo due parole
“ridicolo scarafaggio”
non reagii in nessun modo, ero vuoto, probabilmente già morto e mi precipitai in stanza.
Avevo il cervello in fiamme, una fitta lancinante me lo divideva in due, da un lato l’orrore di quella visione dall’altro il desiderio che per la prima volta dopo non so quanto tempo mi faceva tornare, dolorosamente, a vivere.
Mi accasciai sul letto in preda alle convulsioni, sentivo il sudore gelato bruciarmi la pelle, una visione costante mi accompagnava: i piccolissimi denti candidi.
Non so quanto tempo passai in questo stato, tra il delirio ed il sogno; sogni o visioni, non so più distinguere, si accavallarono vorticosamente, mentre quelle due parole rimbombavano ossessivamente “ridicolo scarafaggio”.
Mi svegliai agghiacciato da qualcosa che mi alitava sul collo e fui certo che fosse lei, ma quando aprii gli occhi non vidi nessuno, ma solo la finestra aperta e capii che avevo sentito solo un alito di vento e ne fui sollevato e deluso allo stesso tempo.
Mi alzai per chiudere la finestra, ero mantido di sudore ed un malessere generale mi attanagliava, sentivo i crampi della fame ed uscii timoroso per cercare qualcosa da mangiare, mi accorsi subito che in casa non c’era nessuno e questo mi diede coraggio, entrai in cucina ed aprii il frigorifero, ma la vista del cibo mi diede tremendi conati di vomito, presi allora il cartone del latte e ne trangugiai un lungo sorso, ma immediatamente lo trovai disgustoso e lo vomitai nel lavandino, ma la fame era irresistibile ed istintivamente aprii il bidone dell’immondizia e presi 2 torsoli di mela ed i resti di una bistecca e li mangiai senza remore.
Improvvisamente sentii le chiavi girare nella serratura seguite da una risata fredda come lo stridere di una catena, in preda al terrore più puro mi rifugiai in camera, lasciando le luci accese e la porta della stanza socchiusa, poi sentii una voce maschile, con forte accento romano
“Ah oh ma qua ce sta qualcuno”
e poi quella di Berenice
“Forse qualcosa, è solo quel ridicolo scarafaggio del nuovo inquilino”
Mi sentii vuoto; paura, nausea, fame erano spariti, ora sentivo solo il nulla.
Li vidi passare, il passo di lui era sicuro, anzi arrogante, sentii la porta della stanza di lei sbattere con violenza, li sentii ridere, li sentii parlare e dopo li sentii iniziare a gemere.
Passai sveglio il resto della notte, immobile, a sentirli fare l’amore, come se il loro gemere nutrisse il mio nulla.
Da quel momento nausea, disgusto, orrore, crampi non mi abbandonarono più, come io non abbandonai più la mia stanza se non per fugaci incursioni, protetto dall’oscurità e dalla solitudine, per pescare qualcosa dalla pattumiera.
Più il tempo passava più il mio malessere aumentava, nelle ultime ore non riuscivo più ad alzarmi divorato dalla febbre, il malessere non aumentava linearmente, ma per gradi, ogni volta che sentivo la risata di Berenice, orribile ed irresistibile.
Ieri sera poi il dolore si è fatto lancinante ed i conati di vomito si susseguivano e la febbre mi avvampava crudele, mi addormentai alle prime luci dell’alba, accompagnato ancora dai loro gemiti; ho sognato continuamente di vomitare milioni di insetti.
Al risveglio mi sentivo stranamente in pace, sereno tranquillo, assolutamente vuoto, rimasi immobile ad analizzare quella sensazione e mi accorsi con molto ritardo che c’era qualcosa di diverso anche nel mio corpo, facevo fatica a muovermi e dopo milioni di tentativi l’unica cosa che riuscivo a vedere era al posto delle mie braccia orribili zampe d’insetto .
Ho passatole ultime ore a riflettere su tutto questo , senza arrivare a nessuna conclusione se non che è tutta colpa mia e della mia inettitudine.
Un minuto fa ho sentito la porta aprirsi di scatto e per la paura e l’umiliazione ho fatto un salto improvviso cadendo dal letto e rimanendo sdraiato sul dorso, completamente in trappola, l’unica cosa che vedo sono i piccolissimi denti candidi
“Lo dicevo di sentire puzza di merda provenire dalla tua stanza”
voglio dire qualcosa per scusarmi, ma riesco ad emettere solo un immondo squittio.
“Cristo lo dicevo che eri solo un ridico scarafaggio”
vedo la scopa calarmi violentemente sulla testa e l’ultima immagine che ho sono i piccolissimi denti bianchi di BERENICE
Eh si perchè lo sfigato ha anche pretese artistiche, ovviamente difficilmente ha feeling con Euterpe la musica è roba da fighi e l'idiosincrasia regna sovrana con Tersicore, di solito lo sfigato ha la grazia di una balena arenata presso il petrolchimico di Porto Marghera. Escluderei anche la pittura, per dedicarcisi per lo meno bisogna tagliarsi un orecchio e di solito lo sfigato ci tiene troppo alle sue estremità.
Non resta che la scrittura; non avendo assenzio sotto mano, la poesia è off limits e quindi non resta che aspettare che suonino campanelle varie, evocare Demoni e vegliare Berenice.
Lo sfigato sogna battute di caccia in africa, colossali sbornie a montparnasse e graziose parigine con il basco che sfuggono alla Gestapo, ma di solito si ritrova impiegato del catasto, processato senza motivo, trasformato in scarafaggio (questa me la segno) ed emigra in America.
Oddio Franz poi non è tanto male e se non riesci a scrivere i fratelli Karamazov perchè non hai attacchi di epilessia potrebbe anche essere considerata una fortuna dalla morale comune.