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Questa è invece la mia confessione
Confesso di non aver nulla da confessare.
Confesso una vita vissuta all’insegna della morigeratezza e del rispetto delle regole, una vita in cui, insieme ad ogni forma di eccesso, è stato bandito ogni slancio e ogni palpito.
A 50 anni un tumore alle ossa è l’unica perturbazione di una vita ordinata e metodica, neanche la malattia si è degnata di regalarmi una stilla di sarcasmo: un tumore ai polmoni o al colon avrebbero testimoniato almeno una possibile sregolatezza nella mia vita, come una malattia sessuale o una del sistema nervoso avrebbero mosso la mia coscienza alla ricerca di un breve attimo di eccesso.
Invece nulla, invece una malattia casuale come un raffreddore porrà fine ad una vita casuale, in cui non c’è nulla da confessare.
La mia è la generazione della meglio o della peggio gioventù.
A 20 anni si sognava di cambiare il mondo e si spaccavano le vetrine a Bologna, si lottava contro le ingiustizie e si sparava in via Fani, si praticava il libero amore e ci si infilava gli aghi nelle vene, si andava in India a cercare se stessi o in Cina a contribuire all’orrore, si sognavano pace amore e libertà e inneggiava a kmer rossi.
Loro lo facevano, io seguivo lezioni, preparavo tesine e sostenevo esami, con risultati mediocri.
Dieci anni dopo tutti bevevano Milano, mentre io mi arrabattavo nel mio studio, ma non perché disapprovassi, ma solo perché mi ritenevo incapace, preferendo allora una tranquilla mediocrità insieme ad una donna che stimavo, ma non amavo.
Non l’ho mai tradita, non ho mai guardato un’altra donna neanche per sbaglio, mentre i miei colleghi assumevano segretarie in base ai centimetri di carne che queste lasciavano nudi ai colloqui, ma nel contempo non ho mai avuto uno slancio folle verso di lei, non l’ho mai amata, convinto che in matrimonio tra persone rispettabili tali slanci fossero inopportuni.
Non solo non ho mai amato lei, ma non ho mai amato in senso più generale, non mi sono mai immerso in qualcosa cosi in profondità da rimanerne impregnato:
Mi sono diplomato geometra per rassicurare i miei genitori, mi sono laureato in ingegneria per assicurarmi un futuro più solido, ho fatto sesso per prepararmi al mio dovere coniugale, ho lavorato senza aspirazioni se non quella di mantenere una famiglia che a sua volta era solo uno strumento indispensabile di appartenenza sociale, ho educato i miei figli senza amore, con e ad un rigido formalismo della buona creanza.
Ora muoio.
Muoio senza aver vissuto, nella mediocrità che mi ha sempre contraddistinto, muoio nella paura di non essere eccessivo e fuori tema.
Muoio senza aver nulla da confessare
